Analisi sui mercati finanziari a cura di Pierluigi Gerbino

Docente di Economia - 4° class. al Campionato Italiano di Trading Top Trader 2000

 

Anno 2008  -  Ottobre

 

 

 

 

 

UNA GRANDE DISCARICA PER SALVARE I MERCATI

 

COMMENTO

 

Casella di testo: Nessuno ha la sfera di cristallo. Le opinioni e le previsioni di questo report derivano dall’applicazione di tecniche di analisi e dall’esperienza diretta dell’autore. Si garantisce  scrupolo ed indipendenza nelle analisi. L’esattezza delle previsioni non può garantirla nessuno. Non ricordo di aver mai vissuto una successione di giornate borsistiche come quelle finali della scorsa settimana. Nemmeno negli anni 2000-2003, quelli del grande crollo dei mercati si era vista una simile esplosione di volatilità. Fino alle 21 di giovedì le borse mondiali erano sull’orlo del baratro, con perdite settimanali che andavano dall’8% per chi stava meglio (l’indice tedesco e quello americano SP500), al 15-18% per i principali paesi emergenti (Cina e Brasile). La Russia aveva addirittura dovuto chiudere la Borsa per eccesso di ribasso.

Tutto questo il giorno prima delle scadenze tecniche di venerdì, giornata dedicata alla liquidazione dei contratti su futures ed opzioni e di chiusura delle posizioni. I mercati sarebbero potuti crollare con un tonfo da libri di storia. Le cinque banche d’affari americane, le “big five”, a giudicare dai prezzi che il mercato stava esprimendo, non esistevano più. Due erano scomparse perché acquisite da altre banche (Bear Stearns e Merrill Lynch), una (Lehman Brothers) era fallita,  trascinando nel vortice delle perdite tutti coloro che erano esposti con strumenti finanziari da essa creati. Le due restanti (Morgan Stanley e Goldman Sachs) cercavano disperatamente un compratore perché erano agli sgoccioli di liquidità ed il fallimento sarebbe probabilmente arrivato in questo week-end. Sui giornali la crisi di Borsa era trattata con grande evidenza, come nel ’29. Non si leggeva un solo commento possibilista sul futuro dei mercati. Tutti gli esperti temevano il “melt-down” dei mercati, la fusione nucleare del sistema finanziario americano e, grazie alla globalizzazione, del resto del mondo. Intanto si rincorrevano notizie paradossali, tipiche delle giornate di panico assoluto, come quella che un grande fondo monetario di Putnam (ripeto, monetario, cioè la categoria di fondi in assoluto più tranquilla, che investe in attività a brevissimo termine) è stato travolto da 40 miliardi di dollari di richieste di riscatto perché si era diffusa la voce che possedeva obbligazioni a breve termine emesse da Lehman.

 

PIAZZA PULITA

Gli eventi di questi mesi e l’accelerazione delle ultime due settimane hanno dimostrato chiaramente alcune evidenze.

1)      Il sistema finanziario americano, fondato sulle banche commerciali che prestano denaro al sistema economico e cedono il rischio alle banche d’affari che lo distribuiscono sui mercati attraverso strumenti obbligazionari o derivati costruiti appositamente è clamorosamente fallito.

Il modello ODT (Originate to Distribute), presentato negli scorsi anni come la trovata per ridurre il rischio complessivo di sistema, il pozzo di San Patrizio da cui tutti potevano attingere ricchezza e, non dimentichiamolo, magnificato pubblicamente da Greenspan che lo ha incoraggiato e sostenuto con tassi al lumicino per molti anni, si è rivelato per quello che realmente è: la distribuzione del rischio ad altri, cioè il passaggio della patata bollente dalle mani di chi la cuoce a quelle di un’infinità di ignari risparmiatori, che pagano laute commissioni e comprano strumenti ritenuti sicuri, mentre invece non lo sono.

Con la conseguenza che chi genera il rischio non se ne preoccupa perché tanto lo cede ad altri. Le banche d’affari lo distribuiscono ed incassano laute provvigioni che ingrassano gli stipendi dei broker. Il risparmiatore si ritrova in mano la bomba e ci dorme tranquillamente sopra credendo che sia un cuscino.

Il gioco funziona fin che le insolvenze sui prestiti originari sono scarse. Ma quando troppi debitori smettono di pagare salta tutto. Gli strumenti finanziari collaterali non valgono più nulla e chi se li ritrova in portafoglio (banche d’affari, fondi pensione, fondi comuni, singoli risparmiatori che siano) scopre di possedere carta straccia.

A chiunque dotato di informazioni e di buon senso avrebbe dovuto essere evidente che si tratta di un gioco di scaricabarile. Ora, i risparmiatori non avevano assolutamente informazione consapevole di quel che si stava costruendo alle loro spalle. Molti poi, annebbiati dagli istinti speculativi, non hanno nemmeno il senso del limite e cercano addirittura il rischio.

2)     Le autorità di controllo, che non potevano non sapere ciò che stava succedendo e dovevano impedirlo o almeno controllarne gli effetti devastanti, hanno clamorosamente fallito.

La gestione stessa di questa crisi è  stata effettuata in modo dilettantistico. Perché Bear Stearns, Fannie-Freddie ed Aig sono stati salvati, Lehman è stata lasciata fallire e solo una settimana dopo si è concessa la salvezza per tutti? Bisognava punire Lehman e farla pagare per tutti? Oppure semplicemente si pensava che, salvando AIG, si sarebbe risolto il problema, per cui la fiducia sarebbe tornata da sola? Tutto ciò dimostra che in realtà le autorità di controllo non controllano assolutamente nulla. Non sanno, anzi non vogliono sapere nemmeno le dimensioni del rischio a cui il sistema è sottoposto.

Non posso credere che la Federal Reserve e il Ministero del Tesoro USA non avessero la possibilità di monitorare la gravità della situazione. Ne eravamo a conoscenza io ed i miei lettori da oltre un anno, benché le mie fonti di informazione siano soltanto quelle a disposizione di tutti: giornali ed internet. Da dove arriva Paulson? Prima di essere Ministro del Tesoro era Direttore Operativo di Goldman Sachs, dove ha lavorato per 22 anni nella stanza dei bottoni. Non sapeva come funzionava l’ambiente? O magari ne ha coperto le magnane finché ha potuto?

Come è possibile che Bernanke abbia potuto dichiarare a luglio 2007 che la crisi sarebbe costata complessivamente 100 miliardi e che il sistema l’avrebbe tranquillamente sopportata ed a luglio di quest’anno dichiarare di aver sottostimato l’entità del buco subprime, ma di ritenere che ormai il più fosse emerso e si vedeva la luce in fondo al tunnel?

Come è possibile che le cifre del disastro delle banche d’affari siano state tenute nascoste per oltre un anno e siano uscite col contagocce ad ogni trimestrale, fino ad agosto?

Come è possibile che il sistema americano preveda controlli quasi inesistenti sul comportamento delle banche d’affari, in nome del “liberismo” e della “deregulation”, quando il loro comportamento può condizionare il futuro economico dell’intero pianeta?

Come è possibile che le agenzie ufficiali che attribuiscono il rating alle emissioni obbligazionarie continuassero a valutare le emissioni di Lehman con il rating A+ (che significa “qualità creditizia medio-alta con probabilità di default a 15 anni di circa il 3%”) fino al giorno del fallimento, per declassarle soltanto il giorno dopo, a buoi abbondantemente scappati?

Quando la negligenza è troppa diventa dolo. I poveri risparmiatori e futuri elettori USA non se lo dovranno dimenticare.

3)      Il capitalismo è finito. Gli USA, pur continuando a dare lezioni di liberismo al resto del mondo ed a praticare il culto del mercato, sono diventati il più grande paese in regime di socialismo reale.

La gigantesca opera di nazionalizzazione messa in atto per salvare il salvabile ha profondamente snaturato l’essenza stessa del capitalismo, che da ora in avanti non potrà più essere quello che noi conosciamo. Dopo il fuoco del ’29, dalle ceneri del capitalismo selvaggio nacque il welfare state e l’economia mista. Dall’insostenibilità inflazionistica dell’economia del benessere rinacque il capitalismo “muscolare” reaganiano, con i suoi miti (“privatizzazione” e “deregolamentazione”) e la convinzione che il “Dio” mercato è perfettamente in grado di auto-regolarsi.

Ciò che è successo ha rivelato la vera natura predatoria di questo capitalismo. La privatizzazione riguarda soltanto i profitti, mentre le perdite sono “socializzate”, restando a carico della collettività.

La deregolamentazione è diventata licenza di uccidere, cioè di disseminare il mondo di cartaccia spacciata per ricchezza, lucrando milioni di dollari su ciascuna operazione.

Con quest’ultimo sperpero, l’era Bush, oltre alle guerre in corso ed al ritorno alla guerra fredda con la Russia, lascerà al suo successore un debito pubblico senza precedenti, una credibilità finanziaria ridotta in modo sensibile, una recessione che a questo punto è inevitabile e chissà quanto durerà, una notevole spinta inflazionistica che potrà essere attenuata soltanto da formidabili inasprimenti fiscali. Infine un sistema finanziario interamente da riscrivere, nei fondamenti e nelle regole.

Il capitalismo, se sopravvivrà, non potrà più essere come prima. Non posso credere che gli americani, dopo le legnate che riceveranno grazie agli effetti di questo crollo, accetteranno di ricominciare il gioco di prima come se niente fosse, cambiando soltanto i giocatori e non le regole.

4)      La globalizzazione ha di fatto ridotto il mondo al traino delle sciocchezze americane.

Tutto il mondo ha vissuto l’agonia delle big five sulla propria pelle, perché i germi tossici creati dalle banche d’affari USA si sono sparsi negli anni in tutto il mondo. E’ difficile trovare in giro per il mondo qualche istituzionale, qualche banca di provincia, qualche fondo comune che non abbia in portafoglio strumenti finanziari di queste banche d’affari. Il “contagio” è veramente capillare e si diffonde in pochi minuti. Il credit crunch, lo strozzamento del credito per mancanza di fiducia nella controparte, che è nato dopo lo scoppio del problema subprime, non si è limitato alla sola America, ma ha varcato immediatamente gli oceani, innalzando i tassi e penalizzando anche i sottoscrittori di mutui normali e dotati di abbondanti garanzie in paesi assai distanti dagli USA.

Ha senso che la povera famiglia di Busca (Cn) si ritrovi con la rata del mutuo che lievita ogni mese per colpa dei derivati creati da Lehman a 30.000 km. di distanza?

 

 

FOCUS MACROECONOMICO

 

PAGHERA’ L’ECONOMIA REALE

 

L’intervento del Governo americano ha realizzato sul mercato finanziario globalizzato la stessa cosa che fa fatto, in piccolo, Berlusconi a Napoli. Con un intervento a carico dell’intera collettività ha tolto i rifiuti dalle strade, aprendo discariche già chiuse ed individuandone altre senza andare troppo per il sottile sugli effetti ambientali.

E’ un intervento di emergenza che andava fatto, ma che non ha risolto il problema della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti. Ha semplicemente ripulito le strade ed evitato che in estate scoppiasse qualche epidemia sanitaria.

Lo stesso capiterà con la creazione della Bad Bank. L’ente sarà sotto il totale controllo del Segretario del Tesoro USA, che avrà poteri quasi illimitati e dovrà comprare i debiti tossici da chi riterrà opportuno. Li terrà per un paio d’anni e fino a quando il ritorno della fiducia consentirà di rifilarli nuovamente al mercato a prezzi migliori rispetto al 15-20% del valore nominale che il mercato sarebbe disposto ad offrire oggi. L’intervento sarà fino ad un massimo di 700 miliardi di $, che si aggiungono agli stanziamenti già precedentemente fatti per un aggravio complessivo sul debito pubblico americano di circa 1.600 miliardi di $. Un aumento secco di quasi il 17%

Si darà ossigeno ai bilanci bancari, evitando il fallimento a catena di banche commerciali, assicurazioni e fondi pensione, tutti contagiati dal virus ABS. La magia della creazione dell’immensa discarica di titoli tossici ha messo una pezza sulla falla che stava affondando l’intera finanza mondiale. Ma non è per nulla un intervento indolore, poiché avrà conseguenze pesantissime per l’economia reale, e le vedremo nei prossimi mesi.

Intendiamoci bene. Al punto di sfacelo a cui il si era giunti non si poteva continuare con la politica del tappabuchi quotidiano che Bernanke e Paulson hanno adottato per mesi. Questo provvedimento andava preso. Anzi, ritengo che andassero presi assai prima provvedimenti più seri.

Ma ora non possiamo pensare che, perdonati i delinquenti e saldato il conto stampando moneta tutto possa ricominciare come prima, come purtroppo la reazione stasiata delle borse sembra far pensare. Dobbiamo chiederci che impatto avrà la gigantesca socializzazione di perdite sull’economia USA.

L’effetto immediato è il drammatico decollo del debito pubblico Federale. Secondo le stime dello stesso Governo federale, per effetto di tutti i vari salvataggi esso dovrebbe passare da 9.700 miliardi a 11.315 miliardi di $. Un aumento secco di quasi il 17%. Il Tesoro sarà costretto ad emettere l’equivalente di Titoli di Stato, mettendo a dura prova la capacità debitoria degli USA. Qualcuno comincia addirittura a mettere in dubbio il rating AAA che le agenzie assegnano al debito sovrano USA. Sul mercato fin da venerdì si è cominciato a prezzare la minore affidabilità del debito sovrano USA rispetto a quello tedesco, con un significativo spread a favore dei tedeschi.

Di conseguenza è prevedibile un deciso rialzo dei tassi e pressioni inflazionistiche.

Pagherà quindi l’economia reale. Anche perché non possiamo pensare che il debito venga semplicemente lasciato lì senza cercare di ridurlo con aumenti delle tasse, che avranno un effetto recessivo sull’economia.

Quel burlone di Bush è riuscito a fare un divertente scherzetto di fine mandato ai contribuenti americani ed al suo successore. Solo tre mesi fa ha regalato sgravi fiscali per 160 miliardi. Ora in un solo colpo carica sul groppone del contribuente dieci volte tanto in termini di tasse future da pagare.

E’ presumibile che la recessione, sempre evitata dalle statistiche ufficiali, ora si manifesti in modo virulento, perché gli effetti del piano toglieranno altro reddito disponibile ai consumatori, già alle corde per colpa dell’inflazione e del crollo dei valori delle case, che sta continuando a ritmo sempre più incisivo.

Siccome sarebbe una beffa se il salvataggio permettesse di ricominciare daccapo il perverso gioco dell’Originate to Distribute, dobbiamo pensare che chi paga vorrà regolare un po’ meglio l’attività delle banche ed inasprire i controlli, proseguendo nell’opera di riduzione della leva che tanti danni ha fatto.

Quindi dobbiamo aspettarci future restrizioni ai finanziamenti allegri e probabilmente avremo anche qualche ulteriore stop alle carte di credito revolving, aumentando così le difficoltà per il consumatore americano.

Una gigantesca crisi dei consumi e, per questa via, dell’economia reale, è un evento nell’ordine delle cose.

Non voglio fare il gufo, ma se tra qualche mese scopriremo che risolvere la crisi finanziaria avrà portato una lunga stagflazione, capiremo che neanche in USA, dove sempre tutto sembra possibile, è così facile fare i soldi con le forbici.

Intanto prepariamoci ad un significativo bear market rally invernale. Credo che avremo rialzi significativi ed esultanza da parte dei mercati, che fingeranno per qualche mese di aver risolto tutti i problemi.

Riguardo alla questione morale sollevata da tutto questo macello, non preoccupiamoci. I mezzi di informazione ne stanno dibattendo. Anche il quotidiano La Stampa, da par suo, ha voluto dare un contributo decisivo al dibattito intervistando a tutta pagina l’esperta Barbara Berlusconi, entrata a 24 anni nel CdA di Fininvest, ma soprattutto figlia del più furbo degli italiani.

 

 

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